Sotto i ferri indiani

La storia delle verruche di Ines inizia un pò di tempo fa. Credo a Istanbul. O forse già ad Atene. Ma ad Atene l’attenzione si è concentrata sulla mia zecca e le verruche sono passate in secondo piano. Comunque, un giorno Ines arriva e mi dice “Mamma cosa sono questi punti sotto il piede?” . Io guardo e sentenzio “Verruche, Ines”. “Cosa sono le verruche, Mamma??” “Sono dei virus che si fanno strada sotto la pianta del piede e costruiscono lì la loro dimora.:”.
Non c’era dolore, solo questi 2-3 puntini  e la pelle attorno piuttosto dura.
Prima di partire per l’India scrivo al nostro medico chiedendogli cosa posso fare per cercare di debellare le verruche nel modo più naturale possibile.
La risposta arriva immediata: l’aglio è l’ultima spiaggia prima della via chirurgica. E così, a Mumbai, non senza difficoltà, andiamo alla ricerca dell’aglio per iniziare la cura magica. Nel frattempo le verruche erano diventate 5, tutte nello stesso piede. Una in particolare si stava davvero ambientando sotto la pianta del piede di Ines e iniziava a dolere.
La ricerca dell’aglio a Mumbai sarebbe degna di un post, l’abbiamo comunque trovato finalmente nel mercato più grande della città, a Byculla, luogo degno di un girone dantesco, dove abbiamo camminato in mezzo a urla, odori, gente che dorme, che mangia, che vende. E’ un mercato aperto sempre, di giorno e di notte, dove la maggior parte delle persone pare che abiti e viva dentro a questi bugigattoli che si riempiono di frutta, verdure, spezie e ogni altro oggetto impensabile.
garlic
Trovato l’aglio dovevamo soltanto iniziare la cura. Tagliare l’aglio a fettine e inserirle sopra le verruche. Coprire con un cerotto e lasciare per 24 ore.
verruche
Abbiamo aggiunto un messaggio divinatorio, confidando anche nel potere della mente e del pensiero positivo. In effetti ha funzionato, le verruche si sono ridotte da 5 a 2. Le più ostinate, le più grandi e invasive non hanno ceduto all’aglio.

Intanto il viaggio continuava e intanto Ines era felice delle verruche sparite e del potere dell’aglio. La nostra nuova casa era a Gokarna, sul mare. Giochi in spiaggia, gite al villaggio e la verruca più grande che ha iniziato a fare male, di nuovo. E così, sapendo che l’ultima spiaggia era l’aglio, ho iniziato a prefigurarmi chi e come, a Gokarna in mezzo ai pellegrini, avrebbe potuto essermi d’aiuto.
Un pomeriggio, sedute a riposarci su dei gradini, vediamo uscire da una casa un signore con una valigetta. Non so perchè, ma ho avuto la sensazione che fosse un dottore. E così ho provato, l’ho chiamato e gli ho chiesto se fosse un dottore. Lo era. Per strada gli ho sottoposto il problema verruche e per strada lui ha sentenziato: Corn Stop. Non c’è altra soluzione.
I corn stop, per la cronaca, sono quei cerotti che si applicavano sulle verruche anni fa anche in Italia, o forse anche oggi…non so. In teoria li metti sulla verruca, loro emanano le loro belle sostanze abrasive e la verruca si dovrebbe miracolosamente staccare.  Io diffido del Corn Stop, Ines pure. Aspettiamo, quindi. Lei dice che non le fa male, ma io inizio a notare che zoppica, mentre cammina.
Siamo in India e il problema bisogna risolverlo. Mi chiede di riprovare con l’aglio… ok. Nel frattempo abbiamo finito i cerotti seri, quelli italiani, quelli che hanno dimensioni più grandi di un piccolo dado. E in India, non ho ancora capito perchè, non esistono cerotti grandi. Non li hanno, neppure in ospedale. Esistono cerottini (che tra l’altro non attaccano) altrimenti bende, fasciature, garze chilometriche. Non ci sono cerotti. Li ho cercati ovunque, in decine di farmacie, in diverse città, paesi, metropoli. Mi sono sempre sentita dire che non ci sono. Quindi l’aglio diventava difficile da gestire, sia perchè una bimba di 8 anni salta, corre, gioca, zompetta, rotola… sia perchè i cerotti erano completamente inadatti allo scopo.
Cerco di rimandare il problema a Mysore, almeno lì c’è una città e probabilmente, mi dico, possiamo puntare su un medico ayurvedico per capire il da farsi.
Con il dolore crescente e Ines che iniziava a diventare nervosa per queste due verruche, arriviamo a Mysore. Lo stesso giorno del nostro arrivo Shem, l’angelo custode che ci ha incrociati alla stazione al nostro arrivo e non ci ha più lasciati (vi racconto nel prossimo post qual’è stato il suo ultimo gesto nei nostri confronti), ci ha accompagnati da una dottoressa ayurvedica.
Ines, Miranda e io andiamo quindi a fare questa visita in una piccolissima clinica che da noi sarebbe scambiata per una clinica veterinaria. Tanti piccoli stanzini su cui far sdraiare il paziente e una piccola sedia al fianco su cui si siede il dottore. Basta. Ines mostra le verruche e le sentenzia “Corn stop”. Ci guardiamo e tiriamo un sospiro misto tra delusione e rassegnazione. Speravamo nel miracolo, nella ricetta magica ayurvedica, in qualsiasi cosa che soltanto in India c’è e che fa passare le verruche in un battibaleno. NO. CORN STOP. Che ci mette direttamente in mano e ci invita a iniziare immediatamente la cura. 3 giorni, poi ancora 3 giorni, poi ancora 3 giorni… finchè la verruca non si stacca.

Mah…penso io.

Nel frattempo Shem, appena conosciuto, viene immediatamente catapultato nel nostro dramma verruca e capisce che non siamo propensi alla cura ” classica”. Decide così di portarci da una specie di stregone, quelli che hanno il prodotto per ogni male ma non ti dicono cosa c’è dentro, quelli che sembrano sicuri di conoscere la risposta per ogni malanno o situazione.
Ci ritroviamo così, dopo neanche 4 ore a Mysore, dentro allo stanzino del mago. Viene chiamato The OIL MAN, perchè è famoso per gli olii essenziali che crea con le sue mani per tutti gli yogi che arrivano in città. magia
the oil man
Tra una parola e l’altra ci mette in mano una piccolissima scatolina che contiene una quantità piccolissima di una sostanza rosa, una crema un pò abrasiva.
Ci dice di metterla alla sera, sopra la verruca e lasciarla agire tutta la notte. Alla mia richiesta di sapere cosa c’è in quella cremina mi viene risposto con un grande sorriso.
Affidati…mi ripeto. Anche se però c’è in ballo il piede di Ines.. e non so quanto mi posso affidare. L’istinto mi dice di sì e pure Ines pare contenta di aver trovato un altro mago, pur sapendo che il nostro, quello vero, è a San Giovanni in Persiceto.
E così inizia l’avventura cremina, per tre sere mettiamo questa sostanza rosa che Ines terrà sempre vicino al letto, per giorni e giorni a venire. Inizialmente la cremina pare fare effetto, sparisce il dolore e si può tornare a sorridere.

Per qualche giorno ci dimentichiamo delle verruche. Poi, immancabilmente, un bel giorno vedo Ines zoppicare. E le chiedo “ma la verruca…???” Lei non risponde, e questo è già un brutto segno, conoscendola. Ha paura di dirmi che ha ancora dolore, sa benissimo che la situazione India non agevola la cura della sua verruca e sa benissimo che l’ultima spiaggia l’abbiamo toccata già da un bel pò!

Chiedo aiuto al nostro padrone di casa, sempre a Mysore. Gli spiego la situazione e gli dico che dobbiamo assolutamente cercare di risolvere questo problema.
Mi guarda con un sorriso e mi fa capire che non c’è problema. Lui conosce un dottore fantastico che sicuramente ci avrebbe aiutati. Mi rassereno anch’io, Dash, il padrone, è affidabile e se lo dice lui devo stare serena.
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Ci prende un appuntamento per tre giorni dopo, un’eternità. Tre giorni dopo perchè il dottore gli ha detto che Ines deve indossare per tre giorni il CORN STOP, così sarà un attimo rimuoverla.
Ci rassegniamo, questa volta ci tocca il corn stop. Mettiamo il mitico cerottino e, come tutti i cerottini in India, anche questo si stacca dopo circa 45 minuti. Dico io, come fa uno a tenerlo per tre giorni??? Così iniziamo a fasciare il piede con sotto il corn stop.
Non so come passano i tre giorni, il corn stop sarà stato attaccato alla verruca per circa 2 ore, considerando quante volte Ines è venuta per farsi aggiustare la benda, per sistemarsi il cerotto etc etc.
Andiamo con Dash, ci accompagna in macchina. Dash canta, sempre. Se non parla, canta. Canticchia, non so se sono mantra, preghiere, canzoni, suoni. Non ne ho idea. Ma canta.

Entriamo nella clinica. Non immaginatevi una clinica come certamente ve la immaginate. Sono stanze dentro a un palazzo piuttosto sporco e grigio. Ma l’apparenza inganna e io tengo stretta la mano di Ines. Siamo qui per bruciare la verruca e andrà tutto bene. Le dico.
Entriamo nella stanza numero uno: un dottore mi chiede qual’è il problema, glielo spiego e lui trascrive su un foglietto il problema. Mi da il foglietto e mi invita ad andare nella stanza accanto.
Stanza numero due: una dottoressa mi chiede qual’è il problema, glielo spiego e mi invita a darle il foglietto che tengo in mano.  Mi fa uscire e mi dice di andare nella stanza numero tre.
Stanza numero tre: c’è un asse di marmo appoggiata a dei cavalletti. C’è un attrezzo che spero non sia quello che servirà per bruciare le verruche. Siamo Ines e io in piedi, ferme, ad aspettare che arrivi qualcuno.
Arriva lei, la dottoressa della stanza numero due che dice a Ines di sdraiarsi. Io vorrei scappare, ma devo fare forza a Ines, ormai non riesce più a camminare e dobbiamo risolvere il problema verruca.
La dottoressa si mette un paio di guanti tipo quelli per prendere la frutta e la verdura al supermercato. No lattice, no. Prende l’attrezzo che ahime avevo già addocchiato e senza colpo ferire inizia a bruciare la verruca. Ines urla, si dimena, io chiedo alla dottoressa cosa sta facendo, lei dice che è già tutto finito, che deve solo tagliare un po’ con le forbici la pelle morta. Sembra una scena di un film di Cronenberg, su quest’asse di marmo, con queste pareti grigie e spoglie, una tristezza infinita e un dolore che non scorderò mai. Dolore, sì. Anch’io ho provato un dolore atroce nel vedere mia figlia in quello stato.
Mi ha dato tre pastiglie di antibiotici, una crema antibiotica e il conto di 2000 rupie da saldare. Le ferite coperte dal solito piccolo cerotto inutile e via, spedite a casa. In India non ti danno mai la scatola di medicine, ho sempre visto nelle farmacie dare alle persone le medicine contate, sfuse. E anche noi riceviamo i nostri tre antibiotici che buttiamo nel cestino appena uscite da quel posto. Ines li ha buttati, per la precisione. Arrabbiatissima e piuttosto dolorante mi ha detto che non ne voleva più sapere.

La ferita non c’era, in effetti, ma io volevo assicurarmi che non arrivassero infezioni. Così nel pomeriggio andiamo alla ricerca di un altro medico ayurvedico che ci potesse dare qualcosa di naturale per combattere un’eventuale infezione. Lo troviamo, prendiamo la crema che ci prescrive e la mettiamo sulla ferita, che ripeto, non c’era.
Iniziano ad assalirmi dei dubbi… siamo sicuri che la dottoressa abbia estirpato la verruca? Io ne ho avuta una, seria, di verruche, e ricordo perfettamente il buco che mi era rimasto sotto il piede.
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Ines non aveva nulla di tutto ciò. E soprattutto continuava a zoppiccare. Non ci volevo credere. Le tocco il punto dove dovrebbe esserci la ferita…ma io sento tutto il duro della verruca ancora sotto la pelle.
Quindi???? Dobbiamo fare vedere di nuovo la verruca, capire se è stata estirpata oppure no.

Nel frattempo, fortuna ha voluto, abbiamo conosciuto Irshad, un ragazzo di Roma con origini indiane. Sua madre è indiana e così chiediamo a lui di aiutarci a trovare qualcuno di umano che possa farci uscire dall’incubo verruche.
irshad2
Arriviamo così finalmente alla DIXIT HEALTH CLINIC di Mysore, una delle più rinomate cliniche ayurvediche delle città e non solo, scopriremo poi.
dixit healt clinic
Ma anche stavolta, non immaginatevi una clinica occidentale, qui siamo in una casa, dove quando entri senti il profumo del cibo che viene cucinato, dove c’è un altare con tutti le divinità indiane, dove ci sono i muri dipinti, musica classica indiana che ti rasserena.
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dixit health clinic porta2dixit health clinic door
All’ingresso c’è un bel giardino dove vivono appesi tantissimi pipistrelli e scoiattoli.
dixit healt clinic garden
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Una delle cose che mi piacciono tanto dell’India è che ovunque ti devi togliere le scarpe per entrare. Tutti sono sempre scalzi, anche in banca, per intenderci. E anche per entrare in clinica. Anche i dottori, gli infermieri, i pazienti. Tutti. Alla faccia delle verruche!!!! Ti fa sentire alla pari starsene tutti scalzi.
piedi nudi2piedi nudia piedi nudi

Dopo aver fatto una visita con il bravissimo e gentilissimo dottor Kumar, ci prepariamo ad affrontare il responso. Le verruche sono ancora lì, al loro posto, è necessario un altro intervento e lo farà un chirurgo. Il giorno dopo.
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Chiedo ad Ale di accompagnarci, questa volta. Era necessaria anche la sua presenza. Ines è coraggiosa, molto coraggiosa.
Chiedo però se è possibile avere almeno un pò d’anestesia locale e soprattutto, ripeto che non vorremmo prendere antibiotici. Mi rassicurano dicendo che ci avrebbero dato alcuni prodotti ayurvedici in grado di agire sul sistema immunitario. Perfetto. Il clima familiare e  professionale allo stesso tempo è molto rassicurante, anche Ines pare non aver troppa paura.
Il giorno dopo arriviamo pronti per l’intervento. Tutta la famiglia. Martino è il solito catalizzatore d’energie indiane e così trascorriamo buona parte dell’attesa osservando le donne indiane prendersi cura di lui.
DSC_0005martino e gli indiani12
Ines nel frattempo  studia la tessera della Dixit Health Clinic, ne è molto fiera…tra l’altro ha il nome del suo gioco preferito!
ines sotto i ferri tessera2

Arriva il chirurgo e dobbiamo entrare nella stanza dove toglieremo finalmente le verruche. Il chirurgo parla un inglese completamente incomprensibile, devo sempre chiedere di tradurre alla dottoressa assistente. Già che c’è un assistente è qualcosa che fa ben sperare!!
ines sotto i ferri doctorines sotto i ferri coperta
Vuole il mio scialle per coprirsi la testa, l’unico urlo che rimbomba in tutta la clinica è quello che fa quando le fanno l’anestesia. Il resto è paura del dolore. Io le tengo la testa con la mano e le racconto cosa stanno facendo.
ines sotto i ferri mamma
Lo strumento che usano è lo stesso dell’altra volta, un pò più nuovo, forse. Però i guanti sono di lattice, esiste il perossido d’idrogeno per disinfettare, il cotone per medicare, le forbici pulite, il bisturi. Insomma, l’ambiente è  decisamente più organizzato e più pulito.
ines sotto i ferri strumenti
ines sotto i ferri dottoresse

L’operazione dura almeno 15 minuti, la verruca centrale è veramente grossa e fanno fatica a toglierla tutta. Quella sotto l’alluce invece riescono a estirparla in breve tempo. Ines è stanchissima, ma resiste e continua a dirmi che vuole i suoi fratelli! (che nel frattempo si sentono correre e giocare fuori nel giardino!)
ines sotto i ferri
Il chirurgo finisce l’operazione e mi mostra la verruca!
ines sotto i ferri ferriines sotto i ferri verruca
Eccola, questa è una delle due verruche che hanno abitato il piede di Ines per qualche mese. Finalmente è stata tolta e finalmente abbiamo trovato qualcuno che ci ha davvero aiutati, nonostante il chirurgo si soffiasse il naso mentre operava il piede… abbiamo trovato un posto direi di lusso! ines sotto i ferri rerferto
Finita l’operazione ci hanno prescritto i rimedi ayurvedici per prevenire le infezioni e, soprattutto, ci hanno chiesto di andare in clinica un giorno si e uno no per cambiare le fasciature al piede. Per tre settimane siamo andati 4 giorni la settimana in clinica, ormai siamo diventate amiche, le dottoresse e io. Parlavamo di bambini, neonati, dei matrimoni indiani, di scuola, di orecchini…era quasi un appuntamento rilassante tornare alla Dixit ogni due giorni per cambiare le fasciature!
ines sotto i ferri ferita dopo 2 giorniines sotto i ferri sguardo indietro

E così pian piano, giorno dopo giorno, è tornato il sereno e il male è passato. Ancora c’è la crosta, abbiamo dovuto fare la doccia senza bagnare il piede per giorni, camminare con queste fasciature strettissime, indossare una calza quando si giocava a piedi nudi sulla sabbia o sull’erba. Stiamo ancora prendendo Immunocin e Septilin, rimedi ayurvedici che rafforzano il sistema immunitario e accelerano la guarigione.
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Il chirurgo è tornato una volta per controllare la ferita e davvero tutto lo staff si è prodigato al massimo per questa piccola bimba italiana! Del resto questo è ciò che ho trovato sopra il tavolo dei dottori nella stanza dove medicavano Ines ogni due giorni… è il vademecum degli operatori della clinica, ciò che devono fare, come si devono rivolgere ai pazienti.
DSC_0910Il fatto che si specifichi che gli operatori debbano accendere una musica che “rinfreschi la mente” mi ha davvero fatto pensare. E’ proprio vero che basta poco per rendere un ambiente completamente diverso, più accogliente e familiare.

Qualche giorno fa siamo partiti, abbiamo lasciato Mysore e abbiamo salutato le dottoresse che ci hanno medicato per giorni, il dottor Kumar, i pazienti che come noi erano frequentatori abituali, Ganesh, le cuoche, la segretaria, i giardinieri, il personale che non sai cosa fa (ma qualcosa farà)!
In India non ci si abbraccia, o bacia, il contatto fisico non è contemplato, abbiamo optato per un cuoricino origami con scritto Thank you da donare a tutti e tutti si sono commossi. Discretamente.
A Ines è tornato il buonumore, e, durante l’ultima medicazione, guardando per caso sotto il lettino, ho notato un topolino che mi sorrideva.
ines sotto i ferri sorriso

28 pensieri su “Sotto i ferri indiani

  1. e dopo questo me ne vado a dormire. grande storia e anche ossessione per trovare la cura giusta fino alla fine. grandiosa Ines e la mamma e tutto il team gangemi-bonori

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  2. Aveva ragione Ines ad andare fiera della sua tessera, e poi le foto postate sembrano proprio le carte di Dixit!…non poteva che essere quella la clinica giusta, ma che fatica arrivarci! Brava Ines sei stata fortissima!

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  3. Vi ricapitasse – spero di no – un rimedio naturale ed efficace é la pianta di chelidonia. Io la trovavo fresca e strizzavo il succo del gambo sulle verruche, ma la si trova anche in estratto. Non so dove la pianta cresca e se é venduta ovunque, ma si può sempre cercare. Brucia lo strato superficiale, si rimuove la pelle morta, si riapplica. Con pazienza, pulisce tutto. Ne avevo un nido intero sotto la pianta del piede, ricordo di una giornata a Pammukale, probabilmente. Sono passati anni, viaggi, piscine a piedi nudi e mai più una. Bravissima a Ines: io il male lo ricordo ancora.

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    • Ciao Sara, grazie dei complimenti!! La risposta che mi chiedi e’ complessa, a breve farò un post dedicato soltanto a questo tema. In generale comunque non dedichiamo più di 2 ore al giorno alla “scuola”… Ma detta così non ha molto senso. Se hai un po’ di pazienza nei prossimi giorni cercherò di spiegare per bene come funziona la nostra vita scolastica. Ti mando un abbraccio caterina

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  4. Cara Ines, c’è qualche motivo specifico per il rifiuto degli antibiotici? (es. una qualche forma di intolleranza ai farmaci?) Preferire forme di prevenzione o cura naturale è ovviamente legittimo, ma in tanti casi l’antibiotico è necessario e senza ci si espone a rischi più grandi degli eventuali effetti collaterali…

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    • Ciao Valeria, grazie mille del tuo commento e dei tuoi suggerimenti! In linea generale noi abbiamo scelto di non curarci con la medicina allopatica, se non in casi di vera e seria emergenza. Su questo capitolo ci sarebbe da aprire una vera e propria discussione, perchè so benissimo che ogni mia parola può essere fraintesa, approvata o attaccata. Quando ci sono dei bambini di mezzo, poi, è ancora più complesso. La nostra esperienza ci dice, comunque, che almeno il 90 per cento delle volte che viene prescritto un antibiotico non è realmente necessario: se si ha un corpo pulito in grado di agire e reagire. Ovvio che se un corpo è intasato da cibo spazzatura, da medicine, da aria irrespirabile, da pensieri e problemi che distruggono il sistema immunitario, allora è difficile che il corpo riesca a trovare le forze per combattere un’eventuale infezione. Spesso gli antibiotici vengono prescritti anche per infezioni virali o per infezioni di cui non si sa l’origine (virale o batterica). Non sto consigliando di non assumerli, sto soltanto dicendo che un corpo pulito che funziona ha in sè un’altissima capacità di far fronte alle infezioni., soprattutto, è raro che un’infezione appaia su un corpo reattivo. Su quattro dei miei figli l’antibiotico è stato preso un’unica volta da un’unica figlia perchè ha avuto la scarlattina quando gli altri due fratelli erano piccolissimi. L’antibiotico è stato preso più per evitare il contagio al neonato che altro. Gli altri tre non hanno mai assunto un medicinale allopatico. Questa è la nostra storia finora, se mi trovassi in condizioni diverse probabilmente agirei in modo diverso. Non so. Per ora così ha sempre funzionato e credo comunque che il buonsenso e una giusta conoscenza di ciò che assumiamo sia la base di ogni scelta, soprattutto con dei bimbi di mezzo! Ti ringrazio ancora, spero di essermi spiegata e spero di non essere fraintesa!! Un abbraccio

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    • Ciao Debi, grazie del suggerimento. Il mio stile di scrittura è questo, credo ancora nella potenza del racconto. Ovvio che per tenere incollato il lettore bisogna saper scrivere bene… su questo mi potrò spero migliorare!! Ciao, un abbraccio Caterina

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  5. Bellissimi soggetti e racconti mi verrebbe voglia di mollare tutto e partire con la mia famiglia…vi ho scoperti per caso, anche se credo che sia stato destino. Vi auguro un felice Natale, sicuramente continuerò a leggervi. Un abbraccio

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    • Anche io credo che le persone e le esperienze non arrivino per caso… quindi benvenuta! ti ringrazio per aver lasciato un segno della tua presenza! Auguro a te e alla tua famiglia di seguire ciò che più vi fa star bene. buon natale a te! Caterina

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    • Grazie mille Lia, siamo troppo onorati! Non so se siamo una famiglia esemplare, nel nostro piccolo facciamo tanti errori e abbiamo tanti dubbi come tutti! Stiamo vivendo un’esperienza eccezionale e cercando di condividerla speriamo di portare anche semplicemente un piccolo sorriso a chi passa di qua… Ti auguro buona vita, grazie ancora! caterina

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  6. Vi ammiro, siete riusciti a rompere il guscio che ci hanno confezionato ad arte lasciandoci credere di essere al sicuro qui dentro…lontano da tutti i mali, invece ci fa soltanto non vivere la vita…
    Siete grandi, bambini avete dei genitori coraggiosi, pieni di fiducia nella vita e nel genere umano, avete un dono, da oggi vi seguirò nel vostro fantastico viaggio!
    Vi saluto dal mio guscio, io ho due bambini uno di 3 anni e un altro di 1, e sto facendo di tutto per migliorare me stesso, per essere una rampa di lancio e non un incatenatore delle loro anime come tanti sono o sono stati nelle nostre vite.
    Buona fortuna, un abbraccio forte!
    Roberto

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    • Carissimo Roberto, ti ringrazio per ogni parola che hai condiviso con noi. Mettersi costantemente in discussione è il vero lavoro dell’essere genitore… e da ciò che scrivi credo che anche i tuoi bimbi siano fortunati. Non è scontato riuscire a dare vera libertà ai figli…è molto più semplice incatenarli, come dici tu. Spero di ritrovare un segno del tuo passaggio, ti abbraccio Caterina

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