ALESSANDRO

SPIAGGIA ALE BIMBI

Ikaria primo giorno, cavalloni

Curioso che a un certo punto della vita uno si ritrovi a volersi descrivere davanti agli altri e non sapere assolutamente cosa scrivere.

Cosa far vedere di se e cosa si é effettivamente sono categorie che difficilmente coincidono; in un blog men che meno. Ci si percepisce in un modo diverso da come gli altri ti vedono. Eppoi, per arrivare fin qui, alla partenza, abbiamo cambiato tante cose: il viaggio si può dire che è iniziato l’anno scorso, sono tappe incoscienti del viaggio, non fisiche ma comunque impegnative, comportano delle scelte che impongono un modo di affrontare il percorso. Ti costringono a lasciarti andare a quel che succederà. Descriversi quindi diventa un esercizio di comprensione delle proprie sensazioni più che una descrizione di come si crede di essere.

 La cosa migliore è scattare un’istantanea di me stesso: anni 38, occhiaie ma occhi che cercano una loro limpidezza, qualche raro capello ed una fitta ed intricata barba in faccia, la schiena più curva e muscoli in appassimento. Magro ma non nervoso nella muscolatura. Un dente che si è storto casualmente nell’ultimo anno causa violentissima piorrea.

ale pp bw

In questa faticosa descrizione si agitano dentro domande, dubbi e la ricerca di cosa sia migliore per me e per noi a questo punto del nostro vivere. Questo è un assillo che forse ogni essere umano si porta dietro e che non si finisce mai di scoprire.

Forse una parola che mi può descrivere e che resterà sempre quella é Curioso.

Fino alla superficialità. Una curiosità dispersiva verso le persone, le cose intricate.

Questo porta con sé due conseguenze: la sensazione di sentirsi ignorante e incapace di affrontare in profondità quello che la vita dona e la necessità di darsi e trovare del tempo per soddisfare questa curiosità (e per trapassarla ai miei figli); ma i tempi del lavoro e della casa non lo permettono, non annusavo niente più, non ascoltavo niente e nessuno, non vedevo niente, non avvertivo niente.

Era necessario ripensarCi, avere occhi nuovi con cui guardare e per farlo son dovuto essere Temerario, la versione irritante della parola coraggioso. Così tanto da volermi portare al dito dice la canzone. Rinchiuso nel guscio italico, dove non ci sono informazioni se non i morti del momento stesso, le situazioni che si ripetono ossessivamente, l’incapacità di guardare gli altri e di perseguire l’interesse comune. L’autocompatimento e la tristezza nei volti di quelli che conosco sono il limite inaccettabile della condizione umana. La sete è quindi una scelta obbligata e la Natura mi ha aiutato.

Poi impaurito di quello che il viaggio porterà con sé: riuscirò a rispondere ai dubbi che mi hanno portato fin qui? Riuscirò ad essere equilibrato davanti all’abisso che i figli si trovano davanti? Sembra tutto ignoto per loro, ognuno lo affronta a modo proprio. Bisogna essere presenti e coscienti, non impositivi e tremendamente liberi nel condurre dei bambini dentro questa esperienza. I vincoli e le certezze sono rassicuranti, si sa. Il viaggio invece è un ingresso nelle tenebre, senza sapere dove i fatti e le persone che incontri ti porteranno. L’angoscia è un conseguenza necessaria, educativa, per fortuna.

E fragile. L’aver smesso di lavorare in senso canonico andando incontro al nuovo è una strana sensazione di eccitazione mista ad una libertà che mi lascia tramortito. Riuscirò ad imparare da questa esperienza e dagli errori che farò? L’altalena delle sensazioni che proverò dove mi sbatterà? La fragilità è attenzione rivolta a quello che porto dentro. È una condizione da vivere pienamente. Per capire.

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Dopo aver odiato liberamente chi mi stava attorno posso finalmente ricercare un senso nello stare insieme con la mia famiglia e con gli altri. Gli voglio dare l’emozione che faticosamente riesco ad offrirmi, la ricchezza delle scoperte che faremo e la gioia di sentirsi cosciente e libero di scegliere.

Ecco i tag per condurvi dentro: Curioso, Temerario, Impaurito, Angosciato, Fragile, In Cerca.

E Vivo.

Ikaria secondo giorno, mattino presto

15 pensieri su “ALESSANDRO

  1. È decisamente molto forte in me la voglia di farvi sentire la mia partecipazione al vostro viaggio a modo mio, ovvero dicendo cagate e sconsacrando ogni pensiero con profondità superiori a cinque centimetri. Tuttavia, aimè, le sensazioni forti che mi fate provare mi frenano dal mio naturale desiderio comunicativo, e quindi per adesso il massimo del mio che riesco a dirvi è “c’avete due coglioni così cari miei, altro che fragilità”

    Baci a tutti

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  2. volate, volate alte meravigliose creature! Libratevi dove l’aria è più tersa, il sole più caldo e le stelle più luminose… portate la riflessione e soprattutto la poesia su qs terra che anela al nuovo, all’armonia, al vuoto ricolmo di gioia!!
    e vi auguro di fermarvi, di assaporare, di godere appieno…another rhythm is possible!
    pensandovi, vi sento qui accanto a me e le nostre anime si sorridono!
    enjoy the Dance!

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